Agricoltour 2014 BASF - Michele Nargiso - Apricena Foggia
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Cooperativa Agricola fra agricoltori di Apricena (Fg)

Michele Nargiso – direttore

Molti produttori lamentano un aumento dei prezzi alla produzione. Abbiamo una tabella riassuntiva dei prezzi ufficiali del grano, dal 1961 al 2001. Cos’è successo in questi quaranta anni?

In questi quarant’anni sono cambiate moltissime cose. Ci sono stati cicli, trend verso l’alto e verso il basso. C’è stato un periodo in cui i prezzi hanno toccato delle punte massime, per poi tornare di molto indietro, in questi ultimi anni. Oggi, secondo me, siamo in una fase in cui le quotazioni sono abbastanza soddisfacenti.

Fare aggregazione al Sud è difficile? Voi avete messo insieme oltre 5.000 soci: un numero imponente…

La nostra storia parte da lontano. Siamo una cooperativa storica, per cui l’aggregazione parte dagli anni ’80 e ‘90. L’area in cui lavoriamo è da sempre dedita all’agricoltura di qualità, ci sono generazioni intere di famiglie che hanno sempre lavorato in questo settore, con passione e spirito di appartenenza per una missione comune: quella di produrre valore aggiunto, non solo per se stessi ma per l’intera comunità. Il problema, semmai, è metter insieme i soci per scopi ben precisi. Ognuno ha una sua specificità, una sua valenza, un paniere di prodotti da collocare. Attraverso gli accordi di filiera cerchiamo dunque di fidelizzare e allo stesso tempo di sensibilizzare, in direzione di una forma di cooperazione innovativa che ci garantisca l’ottenimento di prezzi soddisfacenti e stabili, con la certezza che il prodotto arrivi sul mercato. E’ questa la cosa più importante, oggi, per gli agricoltori.

Dopo aver messo in rete i soci, siete passati a un altro obiettivo: collegare i diversi anelli delle varie filiere.

Nel 2012 siamo riusciti a creare una filiera completa, dal produttore al trasformatore. Lo abbiamo fatto sul grano duro, ottenendo dalla Regione Puglia una certificazione con il marchio “Prodotti di Puglia”. Adesso ci sono in rete i produttori, la cooperativa, un molino e un pastificio, con un prodotto finito (la pasta di grano duro) che viene immesso sul mercato con questa certificazione. E’ un piccolo modello, certo, ma rappresenta una grande soddisfazione per aver attivato un circolo virtuoso. Su altri prodotti siamo riusciti ad aggregare, ma non ancora a completare la filiera; nei prossimi anni dovremo provarci con ancora maggiore convinzione. Dobbiamo farlo perché questo meccanismo va a essere una garanzia rispetto ai diversi anelli coinvolti, ma anche per il consumatore, che vuole un prodotto certo, soprattutto in merito alla provenienza della materia prima.

Un altro problema dell’agricoltura di oggi è costituito dalla leva finanziaria e quindi dalla difficoltà dell’accesso al credito.

Direi che il problema è generale, e certo investe anche nel nostro settore. Noi, per fortuna, non abbiamo avuto problemi particolari, per cui neanche i nostri produttori ne hanno risentito. Non siamo stati costretti a svendere il prodotto per esigenza, per far cassa, e quindi la serenità da questo punto di vista non è mai mancata.

Innovazione e internazionalizzazione, due parole d’ordine anche per voi?

Ai fini dell’innovazione, abbiamo messo su delle strutture ormai collaudate che ci consentono di tracciare, analizzare e controllare il prodotto in tutte le sue fasi, per cui il fattore qualità diventa una componente essenziale. Per ciò che riguarda l’estero, la battaglia semmai è quella di limitare le importazioni. I nostri cereali hanno una diffusione sui mercati locali e nazionali ed è lì che vorremmo avere un riconoscimento ancora più marcato rispetto al prodotto estero.

Una lunga storia, quella della cooperativa, ma allo stesso tempo lo sguardo deve volgersi al futuro. Con quali prospettive?

Vogliamo mantenere i rapporti che intercorrono con i nostri produttori, aumentare progressivamente le quantità e certificare tutto il prodotto con la contrattualistica e in particolare con i contratti di filiera, per poter fidelizzare i produttori, aumentare le quote di mercato, ma senza snaturarci. Sono ottimista sul futuro, vedo tanti agricoltori che si stanno avvicinando alla terra, anche molti giovani: alcuni subentrano ai genitori, altri decidono di investire il proprio futuro in questo settore che è duro ma gratificante. E’ un bellissimo segnale. Probabilmente stiamo realizzando che la terra ci dà tanto e forse siamo noi che non diamo altrettanto. Se ristabiliamo il giusto equilibrio, quello dell’agricoltore resterà davvero il più grande lavoro sulla Terra.

Vito Verrastro

L’Informatore Agrario

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