Agricoltour 2014 BASF - Luigi Mascia - Apricena Foggia
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Cooperativa Agricola fra agricoltori di Apricena (Fg)

Luigi Mascia - socio

La campagna di BASF ha come tema portante “L’agricoltore, il più grande lavoro sulla Terra”. Lo percepite così, in questa dimensione, il vostro ruolo?

Sicuramente. La nostra zona è estremamente vocata all’agricoltura, il nostro rapporto con la terra è da sempre speciale, intenso. Se pensiamo di essere all’interno di un settore così importante, per l’umanità intera, non possiamo abbandonarci allo sconforto per la crisi in atto, ma dobbiamo rispolverare tutto l’orgoglio che le nostre famiglie di agricoltori ci hanno tramandato. Anche loro, del resto, in passato, hanno vissuto momenti difficili ma hanno sempre saputo reagire.

Cosa fare, allora, per superare le criticità legate alla crisi?

Bisogna documentarsi, aggiornarsi, cercare di innovare i processi o di diversificare i prodotti. Io, ad esempio, da cinque anni ho introdotto la coltura dell’orzo da birra, che sostituisce il grano. Ho verificato che si adatta molto bene sulle stoppie, dà più reddito, consente di aprire nuovi spazi di mercato e quindi mi consente di guardare al futuro con minore apprensione. Il mio consiglio in direzione dei colleghi è proprio quello di diversificare. Alcuni, qui in zona, stanno provando la coltura del cece; per ora è solo una sperimentazione ma speriamo che dia buoni frutti, perché i legumi possono aprire nuove prospettive.

Quanto è importante fare aggregazione, in questo momento?

Importantissimo. Siamo insieme in un organismo, la cooperativa, il cui scopo è proprio quello di fare gli interessi dei soci, di vendere il prodotto ad un prezzo opportuno e di collocarlo adeguatamente sul mercato. Da soli non ce la potremmo mai fare, non saremmo organizzati. Dovremmo dialogare con i commercianti senza sapere qual è il loro grado di serietà e di onestà, e non tutti saprebbero farlo.

Affrontiamo il tema del ricambio generazionale. La crisi spinge i giovani a ritornare verso l’agricoltura o li allontana dal comparto?

Al Nord qualcosa è già cambiato, i ragazzi si stanno riavvicinando all’agricoltura. Qui al Sud la tendenza arriverà molto presto, perché sarà inevitabile comprendere quale importanza potrà continuare ad avere la terra per la popolazione.

Se lei potesse rivolgersi alle Istituzioni ed esprimere un auspicio per migliorare la situazione dell’agricoltura, cosa direbbe?

Di frenare le importazioni dall’estero. Qui da noi arrivano ancora tanti pomodori dalla Cina, dove l’utilizzo del Ddt è ancora permesso. Lì non c’è controllo, l’arrivo di queste produzioni va a discapito di chi deve vendere il pomodoro locale. Succede anche sul grano; non sappiamo da dove arriva, molto spesso è di pessima qualità e ha costi stracciati. O l’olio: nei supermercati vediamo olio di oliva che costa tre euro, compresa la confezione; è impossibile commercializzare a questi prezzi, lo sappiamo tutti. Eppure lo spacciano per extravergine. Ecco, noi che siamo tenuti a rispettare regole ferree, chiediamo più tutela per i nostri prodotti e per un made in Italy che così rischia di scomparire. E’ una garanzia per i produttori ma anche per i consumatori, in fin dei conti. Perché ci teniamo a continuare a far bene il nostro lavoro, con la cultura che i nostri genitori ci hanno trasmesso e che noi dobbiamo trasmettere ai giovani.

Vito Verrastro

L’Informatore Agrario

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