Agricoltour 2014 BASF - Domenico Dioguardi - Futuragri Foggia
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Domenico Dioguardi

Domenico Dioguardi è un decano. L’enorme esperienza accumulata si accompagna alla voglia di pensare in prospettiva, utilizzando l’amore per la terra e la giusta dose di saggezza, che è parte integrante della “bella agricoltura”: quella che sa immaginare il futuro del più grande lavoro sulla Terra perché sa programmare a piccoli passi.

Iniziamo con un’emozione particolare: quella legata al viaggio realizzato da Dioguardi verso BASF, tanti anni fa.

Un ricordo bellissimo. Era un paese, più che una semplice industria. Pensate che si viaggiava in pullman per visitarla. Già all’epoca ci stupì perché era all’avanguardia nel settore agricolo grazie a sperimentazioni in agricoltura: prodotti anticrittogamici, conoscenza delle colture, piccolissime differenziazioni tra una serra e l’altra consentivano di avere sperimentazioni in grado di elevare le rese e le qualità produttive.

Un bellissimo esempio a livello di tecnica e d’innovazione, che evidentemente incuriosiva e spingeva a portare quel rinnovamento anche sui territori di Foggia e dintorni?

Certo. Io provengo da una famiglia di viticoltori, da sempre desiderosa di restare su questo territorio per contribuire al suo sviluppo. Ebbene, anche il nostro settore è stato attraversato da una continua trasformazione: dalle iniziali colture “ad alberello” siamo passati a quelle “a spalliera” negli anni ’60; poi al “pergolato a tendone”, e negli anni ‘80, a livello aziendale, abbiamo iniziato a diversificare la produzione, perché la monocoltura dava problemi di liquidità. Grazie alla coltivazione del pomodoro abbiamo conosciuto Futuragri, la cooperativa che ci ha tutelati e fatti crescere, e oggi siamo qui, ben felici di aver intrapreso questo percorso.

Come si riesce, anno dopo anno, ad aver voglia di investire, crescere, sperimentare, migliorare, senza spaventarsi rispetto alla crisi o alle difficoltà che incombono sul settore agricolo?

La base di tutto è la pianificazione, meglio se a piccoli passi. Non si può partire dall’oggi al domani: occorrono sperimentazioni, prove in campo su piccoli terreni, specializzazioni; poi l’aggregazione cooperativistica ti aiuta a non essere da solo, a sentirti parte di una famiglia che crede fortemente in ciò che fa. Infine l’innovazione gioca un ruolo importante perché ogni volta che la tecnica ci mette a disposizione qualcosa di nuovo, noi possiamo migliorare.

E’ così che si mettono in secondo piano fatica e sacrifici?

Vengo da una famiglia di viticoltori, come ho già detto; ci vuole forza, e passione, per alzarti alle quattro di mattina. Il sacrificio c’è, come in tutti gli altri settori. Anche tra chi va in ufficio, c’è chi si sveglia all’ultimo momento e chi si alza prima per pianificare la sua giornata. E’ un impegno che ti permette di pensare al lavoro che devi fare. L’agricoltura ti obbliga a pensare, a programmare tutto il possibile, per limitare i margini di errore.

Ragionare in quest’ottica si può tradurre nell’aver fiducia in se stessi, prima di tutto?

Il futuro puoi vederlo o nero o bianco, dipende da quale punto di vista lo analizzi. Una bella pianificazione, secondo me, ti aiuta a vederlo meglio, con maggiore nitidezza. Poi non è detto che il futuro si debba raccontare dopo un anno; in agricoltura, a seconda delle produzioni, lo si fa dopo tre anni, a volte dopo cinque, e quindi è un’attesa che si carica di significato, di speranza. Se iniziassimo a cambiare prospettiva, pianificando il lavoro e pensando positivo, alle nuove generazioni lasceremmo un’agricoltura migliore, e quindi un mondo migliore.

Vito Verrastro

L’Informatore Agrario

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