L'Agricoltore il più grande lavoro sulla Terra - Interviste Agricoltour 2014 - BASF - Vincenzo Fontanella - Eboli
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Vincenzo Fontanella

La tappa di Eboli dell’Agricoltour inizia a Eboli, in provincia di Salerno, sul piazzale dell’organizzazione Professionale Almaseges, che registra 188 soci iscritti tra Campania e Puglia.

Ci accoglie il responsabile tecnico, Vincenzo Fontanella, che vede passare dalla sua struttura centinaia di imprenditori, di diverse generazioni, e ha uno sguardo molto preciso sul momento dell’agricoltura nella Piana del Sele.

Il destino dell’agricoltura si giocherà sul ricambio generazionale. Le scuole tecniche, da queste parti, funzionano bene e “sfornano” buoni tecnici; tanti ragazzi si avvicinano alla terra. Dopo anni difficili, negli ultimi tempi viviamo del resto momenti felici per le strutture, che hanno biotecnologie e terreni che favoriscono quantità e qualità delle produzioni, anche se il mercato non le premia ancora a sufficienza. La realtà è che ci sono altre agricolture che si affacciano alla ribalta dei mercati e non ci sono ad oggi condizioni sufficienti per combattere questa lotta ad armi pari.

Una battaglia impari e destinata a veder soccombere l’Italia?

Forse solo nel breve periodo. I cambiamenti sono l’evoluzione della vita. Dieci anni fa in agricoltura si guadagnava più di adesso, ma ciò che dico sempre ai soci di Almaseges è che non devono avere paura, perché 50 anni fa anche noi ci affacciavamo sullo scenario internazionale ed eravamo il giardino verde d’Europa. I nostri nonni e genitori facevano colture estensive, non comprendevano fino in fono la potenzialità della ricchezza dei nostri terreni; oggi è tutto cambiato, ci si è specializzati. Ci saranno sempre dei cambiamenti, ma questi potranno consolidare ulteriormente le aziende agricole campane perché hanno accumulato anni di esperienze, conoscenze, utilizzo di tecnologie che altri non hanno. Bisogna solo insistere e continuare a trasmettere i valori, le esperienze e la passione ai giovani. Si deve sentire il desiderio di coltivare la terra, perché dalla terra arriva il bene, la ricchezza, la qualità della nostra vita. Chi conosce palmo a palmo i terreni e ricorda i sacrifici effettuati dalle precedenti generazioni può farsi portavoce dei concetti che contengono la difesa e l’amore per la terra, condizioni che ci possono distinguere da tutti gli altri competitor.

Basta solo questo per continuare a gridare che questo sia il lavoro più importante sulla Terra?

Beh, l’innovazione è un’altra componente fondamentale. Qui siamo testimoni di cambiamenti avvenuti nei piani colturali, nelle strutture, nell’applicazione di tecniche che hanno consentito di ottenere un buon prodotto contenendo e ottimizzando le spese. Questo traguardo si ottiene se l’imprenditore, oltre a dirigere, è sempre presente in azienda, fungendo da punto di riferimento per i dipendenti.

E poi c’è il fattore aggregazione, di cui Almaseges è un simbolo

Al Sud siamo un po’ diffidenti, per costume e tradizione, e tendiamo a fare da soli. Ma negli ultimi tempi si è capito che l’associazionismo permette di avere una contrattualità migliore, una massa critica di prodotto che ci consente di dire la nostra, anche con la Grande Distribuzione Organizzata, che richiede qualità costante nel tempo e quantità garantite, con prezzi competitivi. La nostra associazione è un esempio eclatante; ci sentiamo un po’ il fulcro del cambiamento e cerchiamo di interpretare questo ruolo al meglio.

Di cosa hanno bisogno gli agricoltori e gli imprenditori agricoli?

Di organizzazione, assistenza tecnica, servizi. I nostri obiettivi sono quelli di potenziare tutto questo per espandere la base associativa, grazie all’esperienza maturata che ci consente di fornire assistenza tecnica di qualità, con programmi di produzione ben precisi. Ogni anno, del resto, si valuta l’introduzione delle varietà più richieste dal mercato e questo ci permette di poter orientare in maniera oculata i nostri soci. La ricerca delle grandi case sementiere e di fitofarmaci ci ha dato una grossa mano, a beneficio dell’ambiente e del consumatore. Da venti anni a questa parte c’è stato sicuramente un netto miglioramento della qualità dei prodotti, anche grazie al rispetto dei disciplinari che sono stati introdotti.

Un quadro della Campania agricola che stride con quello che ogni tanto emerge dai media, che di tanto in tanto lanciano allarmi.

E’ vero, la Campania è un po’ tartassata da questo punto di vista. Ma la sensibilità civile è cresciuta, così come i controlli; sappiamo che un buon lavoro si riflette sull’ambiente che ci circonda e sul futuro delle nostre aziende. A volte subiamo un effetto discriminatorio, non so perché. Chi fa oggi agricoltura lo fa come primo lavoro e sa che la garanzia del futuro è solo ed esclusivamente nelle sue mani.

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