L'Agricoltore il più grande lavoro sulla Terra - Interviste Agricoltour 2014 - BASF - Salvatore Forgione - Solopaca
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Salvatore Forgione

La tappa campana dell’Agricoltour si chiude in provincia di Benevento, per la precisione a Solopaca, località nota per il buon vino. Non a caso, il quartier generale delle interviste si insedia nella Cantina Sociale, un elemento-simbolo dell’aggregazione e della voglia di fare impresa su un territorio che ha deciso fortemente di scommettere sul settore primario.

Il nostro primo incontro è con Salvatore Forgione, socio della Cantina e agricoltore “part-time”, nel senso che la sua attività prevalente è un’altra. Ma la passione per i vigneti e la proverbiale saggezza del contadino non gli mancano di certo.

I miei genitori vengono da questo mondo, ho assorbito questa cultura fin da piccolo. Il messaggio più importante che mi è stato tramandato è quello che una stretta di mano vale più di un contratto; c’è il rispetto di un gesto, un valore assoluto di lealtà. Un qualcosa che appartiene al passato ma, che per la mia esperienza, vale ancora oggi. I concetti di affidabilità e franchezza nel rapporto con le persone vanno a valorizzare il rapporto umano, che viene prima di ogni altra cosa. Ecco, il mondo agricolo, nonostante i cambiamenti e le difficoltà di questi anni, probabilmente ha mantenuto una buona parte di queste regole non scritte ma sacre.

Cosa è cambiato, invece, rispetto al “fare agricoltura” delle generazioni passate?

Il modo di innovare, di accettare le nuove sfide che il mercato ti continua a porre: questa componente è diventata obbligatoria, non se ne può fare a meno; bisogna avere una certa predisposizione ad aprirsi alle novità, il che non è sempre semplice per l’agricoltore che ha bisogno di vedere, valutare e poi decidere, magari seguendo la scia di un innovatore sperimentale che coraggiosamente traccia la rotta.

E qui nel Sannio la via dell’innovazione è tracciata?

Nel nostro settore, quello vitivinicolo, molti di noi hanno realizzato impianti nuovi; c’è più meccanizzazione, sono state introdotte varietà nuove e si è agito sul miglioramento delle cultivar, seguendo le indicazioni degli esperti sulle tecnologie, ottimizzando trattamenti e concimazioni per preservare l’ambiente.

Quando cambia “camicia”, e da dipendente pubblico si trasforma in agricoltore, cosa accade?

Lavorare nel pubblico ti dà la sicurezza dello stipendio a fine mese; ma passare due ore, la sera, sul trattore nei campi, libera la mente rispetto alle problematiche accumulate in ufficio, non c’è dubbio. Vivere a contatto con la natura è infinitamente più piacevole; fra qualche anno spero di poter godere di questa fortuna. Anche perché, se andiamo avanti in questo modo, temo che l’agricoltura sarà riservata solo (o quasi) ai pensionati, a meno che non si incentivi il ricambio generazionale, che altrove è partito ma qui ancora no.

Come si può accelerare questa leva?

Deve essere la mia generazione a farlo, utilizzando la forza degli esempi e favorendo una coesione sociale che si è un po’ persa. Altri lavori, oggi, sono precari e abbastanza malpagati, come accadeva in agricoltura tanti anni fa, ed è forse più facile dire a un figlio, a un nipote, ad un giovane, di scegliere la terra senza timore o vergogna. Il nostro esempio di aggregazione può essere un ulteriore stimolo. Sapendo di non essere soli, i ragazzi possono approcciare il settore agricolo con minore paura.

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