Agricoltour 2014 - BASF - Piero Annese Giuseppe Bino - Taranto - 1 luglio
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Az. Agr. Amastuola - Massafra (TA)

Piero Annese e Giuseppe Bino

Salendo sulla collina di Crispiano, nel Tarantino, una strada sterrata culmina di fronte un'antica masseria, in cui i lavori di ristrutturazione procedono a ritmo elevato, perché diventi entro qualche mese un modello innovativo di ricettività, incontri e confronti, mantenendo l'aspetto il più vicino possibile alla sua origine.

Ma è di fronte alla struttura che si apre una visuale geniale e un po' folle, sul primo vigneto-giardino del mondo immaginato dal proprietario della masseria, l'industriale Giuseppe Montanaro, e realizzato da un paesaggista spagnolo. Nell'azienda agricola di proprietà di Montanaro lavorano, tra gli altri, Piero Annese (tecnico) e Giuseppe Bino (enologo): non vivono questo ruolo da semplici dipendenti, ma si sentono parte integrante di una realtà quasi visionaria, almeno a queste latitudini.

Da dove nasce questa visione agricola così innovativa?

La scelta di investire in agricoltura, da parte del signor Montanaro, è legata ad una speranza etica: creare posti di lavoro su questo territorio, utilizzandone la vocazione, dando un senso di vita e di futuro, per lasciare un segno concreto che sia estetico e funzionale, ma anche produttivo. Dove c'è il vigneto c'erano ulivi, che sono stati espiantati e reimpiantati. Oggi la nota di bellezza è evidente, così come l'idea di produzione che non è solo business ma bellezza, ritorno alle origini: quelle dei suoi genitori, che erano agricoltori. E' una questione culturale, insomma, che impatta sul benessere collettivo.

Qual è stata la risposta del territorio?

L'operaio più grande in azienda ha 35 anni; chi lavora qui è di Crispiano, di Massafra o dei paesi limitrofi, e questo ci conforta. Siamo pieni di giovani che si impegnano in agricoltura, trainati da questa idea, ed è molto bello constatare che c'è tanta voglia di agricoltura: forse è dettata dalle circostanze, ma consente di toccare con mano la vita di ognuno, l'alimentazione, la consapevolezza di cosa può essere oggi il futuro costruito su basi antiche ma con tecniche moderne.

Cosa vi gratifica maggiormente, nel lavorare qui?

C'è un'etica di produzione che è stata la sorgente delle idee; tocchiamo con mano che con impegno e serietà si può coniugare tutto in maniera sostenibile e collettiva. E' proprietà privata, questa, ma diventa pubblica quando qualcuno passa da qui e si ferma, magari anche solo per rilassare lo sguardo. E tutto ciò lo si ritrova nel prodotto finale, che rispetta in pieno la natura e le sue fasi.

Provare a lavorare e innovare sul proprio territorio: una scommessa vinta?

Annese: proveniamo da famiglie di agricoltori, per noi è stato abbastanza facile “pensare agricolo”, e poi la passione per la natura ha fatto il resto. Bino: anche per me la genetica è forte, ma per studio e per lavoro sono andato via dalla Puglia, quasi odiando l'agricoltura, perché vedevo le difficoltà del Sud di venti anni fa, più povero e meno organizzato. Ho lavorato a Montalcino, in un’area viticola importante, e non avrei mai pensato di poter tornare in Puglia; poi, per uno strano gioco del destino, in Cina ho incontrato Montanaro, e tre anni fa ho deciso di affrontare questa scommessa, che si sta rivelando vincente. Fare un lavoro che ti appassiona è fondamentale, ma farlo nella tua terra è il massimo. Con altri amici giovani abbiamo recuperato dei vecchi alberelli e stiamo scommettendo sull'agricoltura, abbiamo entusiasmo e voglia di fare.

Quanto può agevolare l'utilizzo della tecnologia?

Tanto. Il contesto del Sud oggi è migliore, le tecnologia è avanzata e coltivare non significa più condannarsi ai lavori forzati. Dietro questa azienda c'è una logica tesa all'innovazione molto spinta, grazie al contatto con due Università che ci permettono di condurre sperimentazioni su varie tematiche. Non c'è l'idea del profitto a tutti i costi, anzi: quello arriva come conseguenza naturale. Collaborare significa condividere conoscenza dalla pratica agricola alla tecnologia, per agevolare la nuova agricoltura. Il che si traduce in prodotti migliori, ma anche in minori sprechi e nel massimo rispetto per l'ambiente.

Il Sud e l'agricoltura: un binomio che può essere ancora vincente per il futuro, dunque...

Crediamo di sì, anche perché il contesto culturale e sociale è più maturo; si tende a voler vivere una vita meno frenetica, e il Sud si presta bene a questo stile “slow”. Ciò significa utilizzare la calma e la pazienza tipiche di queste zone per ragionare su problemi e opportunità che di volta in volta si presentano; e poi, soprattutto, fare le cose molto più scrupolosamente, perché il lavoro serio alla fine ripaga sempre. Questo territorio ha un bisogno estremo di ritrovare slancio attraverso le proprie vocazioni, soprattutto dopo la questione legata all’inquinamento dell’Ilva, ai tagli di posti di lavoro e ad un modello, quello industriale, che si è rivelato fallace.

E così, quando volgiamo lo sguardo alle ciminiere dell’acciaieria tarantina, Bino spalanca lo sguardo e dice: “Sono sicuro che dureremo di più noi, di loro”.

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