L'Agricoltore il più grande lavoro sulla Terra - Interviste Agricoltour 2014 - BASF - Paolo Tarantini - Polignano
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Paolo Tarantini

In questo viaggio nell’agricoltura di Polignano e dintorni incontriamo casualmente Paolo Tarantini, un ex ricercatore del Cnr di Bari specializzato sulle fitopatologie, che nel suo passato ha anche una collaborazione con la Basf e oggi si occupa di produzione di ciliegie per una multinazionale italiana. Un punto di vista troppo importante (e diverso rispetto alla platea dei nostri intervistati) per non essere registrato.

Il suo passato ci spinge a chiederle qualcosa sulla ricerca, in agricoltura. Qual è la situazione?

Purtroppo se ne fa poca, si investe poco. L’agricoltura soffre gli stessi problemi degli altri comparti, lo Stato italiano è quello che spende meno in Europa per la ricerca di base che, invece, potrebbe spingere quella finalizzata. E’ un investimento, non porta risultati immediati, ma serve per quella applicata. Le grandi aziende sono più fortunate, ma qui in Puglia le piccole non hanno né la forza né le competenze per farcela, da sole.

E in più, difficilmente si aggregano

Ogni imprenditore agricolo, qui nella nostra zona, è un “biotipo”, e come tale si comporta; agisce per modo proprio seguendo spesso notizie acquisite, per erudizione e non per competenza. Qui, in questa sede della società cooperativa c’è una ottima competenza, ma ci vorrebbe qualcosa di più. Magari quell’agronomo di zona (di cui si parla da oltre 40 anni) che potrebbe tutelare e contribuire a valorizzare le produzioni di zona. In Francia, Slovenia, Polonia esiste e qui no. Sarebbe un punto di raccordo tra la base organizzata e il territorio.

Veniamo alle prospettive future dell’agricoltura in Puglia

E’ roseo, comunque. Oggi, oltre agli imprenditori agricoli, ci sono molti professionisti che come prima attività fanno altro, ma hanno terreni impiantati e contribuiscono a formare una massa critica notevole. E’ chiaro che il futuro non è questo, ma appartiene ai giovani che intendono acquisire professionalità e spendersi in un’agricoltura protetta, innovativa, competente e specializzata. Il danno è che questo settore spesso appare un ripiego, mentre le scelte vanno fatte con consapevolezza. Io consiglierei ad un giovane di farlo, perché c’è disponibilità di terreni, c’è un terzo mondo in crescita che richiede derrate alimentari. Bisogna certo capire in che direzione investire, e qui esserci una strategia dettata dell’ente pubblico.

Ci fa un esempio?

La multinazionale con cui collaboriamo ha investito in Cile su terreni che producono nocciole. Perché lì e non in Italia? Anche da noi c’è spazio su questo fronte, ci sarebbero nicchie su cui puntare. La realtà è che gli agricoltori sono avidi di notizie ma vogliono capire bene, prima di investire, in che porto vanno ad approdare. Fare investimenti oggi è problematico, mancano le certezze. Eppure le tante eccellenze che esistono dimostrano che l’agricoltura protetta funziona e andrebbe ulteriormente spinta. Lo spazio c’è.

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