L'Agricoltore il più grande lavoro sulla Terra - Interviste Agricoltour 2014 - BASF - Giovanni Locorotondo
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Giovanni Locorotondo

Incontriamo Giovanni Locorotondo all’indomani di un viaggio di lavoro realizzato in Germania, che lo ha portato a conoscere meglio quella realtà.

Come giudica la campagna della Basf, sul lavoro più importante sulla Terra?

Questa campagna mi sembra particolarmente importante e arriva in un momento storico favorevole per il settore, che si sta pian piano rivalutando, per diverse ragioni. Fino a una decina di anni fa sembrava riduttivo e quasi umiliante dire che lavoravamo in campagna; oggi possiamo dire ad alta voce che il nostro comparto è importantissimo, vitale. L’agricoltura è la base di tutto e noi siamo i veri protagonisti di un mondo che si aggrappa alle tradizioni ma che sa anche guardare al futuro.

E’ questo il vero valore aggiunto dell’agricoltura?

Sottolineo la parola “protagonismo” perché regala una visione nuova e diversa alla nostra missione. Ma dentro il nostro lavoro c’è anche libertà, passione, sacrificio. L’agricoltura può darti tante soddisfazioni, ma bisogna sapere che nulla avviene per caso.

Un messaggio che ha trasmesso ai suoi figli?

Io sono stato fortunato, ho i miei ragazzi che mi seguono e sono contenti di poter lavorare in azienda. Ma vedo altri loro coetanei e penso che vogliono solo divertirsi, fare la bella vita, mentre i sacrifici non li vogliono più fare. A volte, però, sono anche i vecchi agricoltori, attaccatissimi alla terra, a frenare un po’ i giovani con la loro presenza così ingombrante. Quando i consigli diventano momenti di pressione (e a volte di presunzione) i ragazzi si scoraggiano e decidono di fare altro.

Il futuro sarà sempre più green, per lei?

Non ho dubbi in proposito. Ci sarà una selezione naturale che premierà chi saprà ottimizzare i costi e fare qualità e innovazione. Non sempre si riesce, per questioni economiche o mentali, ma bisogna provarci. E’ l’unico modo per essere competitivi sul mercato globale.

A proposito, il viaggio in Germania cosa le ha insegnato?

Ho visto una meccanizzazione spinta, un lavoro su superfici medio-grandi e quindi un abbattimento di costi in economie di scala. Il primo pensiero, lì, è lavorare meglio; conta molto la programmazione, sono importantissime le macchine, la qualità del lavoro, l’alta tecnologia. Concetti universali, ma che qui in Puglia è ancora difficile trasferire, nonostante sia questa la strada giusta per emergere.

Può lanciare un messaggio pro-agricoltura?

Ognuno di noi lo fa, quotidianamente, attraverso il proprio lavoro. La svolta dovrebbe arrivare dalle istituzioni, che potrebbero contribuire a lanciare un messaggio positivo legato all’agricoltura come settore del presente e del futuro: questo sì che produrrebbe un salto di qualità per tutti noi e per tutto il comparto.

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