L'Agricoltore il più grande lavoro sulla Terra - Interviste Agricoltour 2014 - BASF - Franco Talenti - Polignano
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Franco Talenti

A Polignano a mare, nell’azienda di Franco Talenti, ogni elemento racconta una storia: dall’ulivo millenario alla cui ombra incontriamo l’imprenditore, al tavolo di pietra - “la chianca” - costruito con il materiale che serviva a realizzare le soglie per le case.

Un enorme e pesante lastra arrivata in quel punto direttamente dalle spalle del padre, Giuseppe, classe ’28, che un giorno estrasse la pietra dal terreno vicino e volle farne un tavolo. Il terreno, vista mare, rilassa ed emoziona, mentre i ricordi di un tempo andato incrociano i ragionamenti sulle innovazioni apportate in maniera maniacale negli ultimi anni.

Siamo in agricoltura da diverse generazioni: dal 1928, anno di nascita di mio padre, al 1992, quello di mio nipote, c’è un filo di continuità e una traiettoria che fortunatamente non si è mai interrotta.

Qual è il segreto per continuare a restare in agricoltura con questa energia?

Non so se ci sono segreti. La mia esperienza è quella di una persona che vuole mettersi sempre in discussione. Migliorare quello che ha fatto mio padre è la prerogativa di tutte le mattine. I miei genitori avevano la quinta elementare, erano senza tecnologie, allora era veramente dura. Se dovessi solo mantenere quegli standard mi sentirei sconfitto. Il miglioramento deve essere continuo, a costo di sacrifici e di durissimo lavoro.

Quando ha capito che questo era il lavoro più importante sulla Terra?

Avevo cinque anni, era inverno e si raccoglievano le olive. C’era un ulivo secolare e mia madre si ostinava a raccogliere anche quelle che si incastravano nelle fessure dei muretti a secco. Protestai, perché tremavo e secondo me era inutile fare quel lavoro, così difficile e faticoso. Presi uno schiaffo che ancora oggi ricordo, e capii. Era attraverso questi piccoli dettagli che i miei genitori fondavano le speranze del nostro futuro. Solo grazie a quel minuzioso lavoro potevano mandarci a scuola, comprare penne e quaderni, garantirci una prospettiva migliore. Compresi che in agricoltura ogni piccolo gesto diventa importante e che l’attaccamento al lavoro, anche morboso, era fondamentale.

Come dicevano i contadini di una volta, “Se sei in agricoltura, devi stare due volte con la campagna e una volta con tua moglie”. E’ questo il senso di un lavoro che non è come tutti gli altri. Qui non puoi mollare mai neanche di un centimetro. Se muore un parente, ancora oggi uno della famiglia può andare al funerale ma l’altro deve restare in azienda, a presidiare quei passaggi giornalieri che non possono essere trascurati, neanche per un secondo.

Anche grazie a quegli insegnamenti, e soprattutto alla sua voglia di innovare, ha costruito un’azienda competitiva

Non voglio dare giudizi, ma sicuramente sono orgoglioso per quello che siamo riusciti a fare, dando vita ad un’azienda a circuito chiuso che è un nostro vanto. Lo vedo dagli occhi di mio padre, quando viene e si siede all’ombra di questo ulivo; vede che questa realtà è cresciuta e procede sulle proprie gambe. Dice che potrebbe anche morire, lo farebbe in maniera sicuramente felice. Naturalmente tutti noi gli auguriamo che quel momento arrivi il più tardi possibile.

I risultati sono frutto di grandi sacrifici. I giovani sono ancora in grado di comprendere questo mondo?

Certo, il sacrificio c’è. Facciamo poche vacanze, non si fa mai tardissimo la sera perché bisogna svegliarsi presto la mattina; l’attenzione è sempre rivolta all’azienda, non ci si rilassa quasi mai. La nostra generazione, avendo negli occhi l’agricoltura arcaica, comprende che questo è nulla rispetto a prima. I giovani, che invece vengono dal liceo o dall’Università, viaggiano e hanno familiarità con le tecnologie, non sempre lo comprendono. Però, fargli provare anche soltanto una volta il lavoro dei campi sarebbe per loro un bel metro di paragone rispetto a tutti gli altri lavori. Darebbero maggior valore all’agricoltura e al cibo che arriva sulla tavola.

Agricoltura e cibo: significa che il futuro sarà ancora molto verde?

Abbiamo in qualche modo danneggiato il nostro territorio, ma per fortuna non in maniera irreversibile. Il futuro in agricoltura ci sarà per forza, ma solo se ci adegueremo ai nuovi standard qualitativi europei. Chi lo farà, sarà premiato in futuro. Tutti dovremo mangiare, ed è certo, ma la competitività mondiale farà la differenza. Se non ci tartassano troppo, incidendo su impiego e prodotto finale, potremo continuare ad essere, qui in Puglia, un’isola felice da questo punto di vista.

Lei ha due figlie che lavorano in campo turistico. Non ha mai pensato di portarle in azienda per abbinare in maniera produttiva turismo e agricoltura?

Ci sto pensando da tempo. Questo sarebbe un luogo di accoglienza fantastico per gli stranieri, per chi viene dalle città. Se piace stare a noi, figuriamoci a loro. In prospettiva, darebbe valore aggiunto all’azienda e convoglierebbe anche chi non è portato ai lavori di campagna. Si può fare reddito anche così, certo. E poi, se chiudiamo anche questo settore, siamo rovinati. Non si possono clonare luoghi come questi. Restare semplicemente seduti sotto l’ombra di questo ulivo per leggere un libro, con questo silenzio, guardando il mare, può essere il massimo desiderio per tante persone.

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