L'Agricoltore il più grande lavoro sulla Terra - Interviste Agricoltour 2014 - BASF - Francesco Antonio Iannella
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Francesco Antonio Iannella

Fin da ragazzino lavorava con il padre nel settore agricolo, Francesco Antonio Iannella; uva, ma anche frutta e grano. Poi, quando è toccato a lui prendere in mano le redini dell’azienda, ha capito che il settore vitivinicolo era quello che poteva portare le migliori condizioni di crescita. E tuttavia non si è fidato fino in fondo, e non ha saputo rinunciare alla possibilità di un impiego pubblico, sinonimo di sicurezza economica.

E’ vero, la mia attività di impiegato pubblico mi ha dato le certezze del fine mese, ma la passione è rimasta, e anzi gli stipendi sono serviti a realizzare degli impianti nuovi, con mio padre, e quando lui è venuto a mancare ho dato in gestione ad amici e colleghi i nostri terreni. L’agricoltura è bella, il momento della vendemmia è una festa, oggi come in passato.

Come ha vissuto le sofferenze degli ultimi anni?

Dal 2002 a qualche anno fa è stata durissima per tutti. Io avevo lo stipendio e quindi ho limitato i danni, ma vivendo a stretto contatto con gli altri soci della cantina, ho visto amici e colleghi patire sacrifici enormi. I risparmi venivano investiti solo per ripianare le perdite. Ognuno di noi si è fatto carico di un prestito per tre anni; grazie a questo, la cantina ha retto alla crisi, si è rafforzata e si è rilanciata. Oggi possiamo dire che il sacrificio è stato ben ripagato.

Con i trend in risalita, incoraggerà i suoi figli a puntare sul settore agricolo?

Oggi sì, fino a qualche anno fa non l’avrei assolutamente fatto. Mio figlio si laurea in scienze giuridiche ma è appassionato di temi che impattano sull’agricoltura. Chissà. Nel futuro, ad ogni modo, l’agricoltura sarà sempre determinante e i giovani vi dovranno convergere, almeno questa è la speranza. L’importante è che siano appassionati, abbiano a cuore la terra e continuino nel portare avanti i valori di questo mondo, che sono profondi e sacri.

Quanto vale e quanto varrà in futuro l’aggregazione?

Qui a Solopaca è stata fondamentale. Tutti ci abbiamo rimesso qualcosa, in termini economici, abbiamo sofferto molto. Ma sapevamo che solo continuando a stare insieme si poteva arrivare ad un punto di svolta positivo. L’imprenditore agricolo sa che deve rischiare in proprio. Le istituzioni sono lontane, non ci sono ciambelle di salvataggio. Avercela fatta con le nostre sole forze è una doppia soddisfazione.

Turismo e agricoltura, nel Sannio: un binomio possibile?

Per il momento registriamo un enorme afflusso in coincidenza con gli eventi legati al vino che si tengono qui e nei paesi limitrofi. La festa dell’uva, la seconda domenica di settembre, è un evento straordinario, un rituale che vede la costruzione di carri allegorici, a tema, tutti minuziosamente ricoperti con chicchi di uva. E’ in queste occasioni che si vede quanto territorio e prodotto siano fortemente connessi. Napoli è il nostro bacino naturale, ma la gente inizia a conoscere questa provincia anche arrivando da più lontano. Questo ci fa ben sperare per il futuro, se i giovani del posto sapranno cogliere questo filone e inventare delle attività legate all’enoturismo, che può essere un volano importante per far conoscere questa provincia, almeno da maggio fino alla vendemmia.

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