L'Agricoltore il più grande lavoro sulla Terra - Interviste Agricoltour 2014 - BASF - Cosimo Coletta
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Cosimo Coletta

Cosimo Coletta è il vicepresidente della Cantina sociale di Solopaca. L’esperienza è quella di un imprenditore pragmatico, la verve è quella classica partenopea che trasforma l’intervista in una chiacchierata condita da battute che suscitano l’ilarità dei presenti.

Le dico subito che scelsi di fare il coltivatore subito dopo il liceo classico. Oltre alla passione, per la verità, feci due conti su cosa remunerasse meglio, in quel momento, e decisi per l’agricoltura.

Pentito?

Solo nell’ultimo decennio, diciamo fino a 7-8 anni fa. Vedevo un settore in crisi, annate in cui gli investimenti erano ingenti e i margini magrissimi. Pensavo che avrei potuto scegliere un percorso nel pubblico, sarei stato più tranquillo. Poi, per fortuna, la bilancia si è riequilibrata: oggi anche chi sta nel pubblico soffre, mentre da qualche anno l’agricoltura è tornata a “tirare”. E così, la terra che non è mai stata vista di buon occhio come lavoro (perché non abbiamo stipendio fisso, contributi, tfr, ferie pagate e altri privilegi che ci sogniamo) è tornata ad essere un riferimento per le nuove generazioni, che si sposteranno verso l’agricoltura. Forse all’inizio lo faranno come ripiego forzato, ma poi la passione prevarrà e vivremo una stagione molto felice.

Cosa c’è, per lei, al di là del discorso economico, nel lavoro più importante sulla Terra?

Libertà, passione, orgoglio di famiglia, il voler distinguersi ed eccellere in un settore che era e rimane molto duro. La motivazione fa il resto. L’agricoltore ha due nemici che lo insidiano: la natura e il mercato. La natura è un nemico leale; sai che si deve e si può trovare un rimedio (l’assicurazione per la grandine, i trattamenti per le malattie, ecc.). Il mercato è il nemico più infame, perché chi regge i fili del sistema è capace di montare delle situazioni speculative in cui ti ritrovi invischiato senza capire quasi il perché.

La difesa in questo caso qual è?

L’associarsi in cooperativa, con la speranza che gli amministratori siano leali e facciano l’interesse dei soci, come avviene qui in questa struttura.

L’agricoltore è una persona abituata a fare da sé? Sa che aiuti dall’esterno ce ne saranno ben pochi?

Se trovassimo anche una spinta dello Stato sarebbe meglio, certo, ma non c’è. Abbiamo piuttosto burocrazia, adempimenti, più ostacoli che agevolazioni.

Parlava prima di giovani in agricoltura. Ma come si trasmette la passione delle vostre generazioni, il lavoro e la bellezza della terra, delle vigne?

Per me è nelle scuole che si dovrebbe iniziare ad inserire l’educazione alimentare, fin dalla prima elementare, insegnando ai bambini come si fanno i prodotti, da dove nascono, che tipo di lavoro c’è dietro ogni elemento che arriva a tavola, quali sono i costi che incidono nei processi di lavorazione. E così, un domani, se si troveranno di fronte una bottiglia di vino o di olio a prezzo eccessivamente basso, riconoscerebbero immediatamente il tentativo di un imbroglio, un falso, o una qualità non certo adeguata ad uno stile di vita corretto.

L’educazione alimentare al pari della matematica e dell’italiano?

Perché no? Il nostro vivere civile si fonda sulle tre A: agricoltura, ambiente e alimentazione. Sono collegate, fondamentali e imprescindibili per la qualità della nostra vita, ma l’agricoltura è l’elemento che lega un po’ tutto. I prodotti italiani deve essere ben marchiati e individuati come made in Italy; bisogna combattere i prodotti tarocchi, riconoscendo importanza e il giusto prezzo a chi fa un lavoro serio. Se e quando questi elementi verranno introdotti nelle scuole, potremo finalmente dire che il nostro Paese avrà davvero fatto un salto di qualità nell’affrontare il tema dell’agricoltura come valore sociale.

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