L'Agricoltore il più grande lavoro sulla Terra - Interviste Agricoltour 2014 - BASF - Carmine Coletta
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Carmine Coletta

Un sistema solido e guidato da un tecnico giovane, emblema dell’agricoltura moderna e aggregativa: la Cantina sociale di Solopaca, con i suoi 600 soci, può davvero essere considerata un “modello” innovativo a livello del Mezzogiorno. Il presidente, Carmine Coletta, già tecnico agronomo della stessa cantina, ha idee chiare ed entusiasmo rispetto alle linee strategiche del futuro.

Sì, posso confermare che questo è un modello assolutamente innovativo: c’è aria nuova qui al Sud, i segnali di cambiamento si colgono, c’è voglia di competenza e non di persone abbarbicate alle poltrone e alla politica. Devo ringraziare i soci, che mi hanno dato fiducia dopo avermi conosciuto come agronomo della cantina; spero di ripagarli con tanto lavoro e con risultati di crescita per questo organismo e per l’intero territorio.

I valori dell’agricoltura, il lavoro più importante sulla Terra, come possono integrarsi e contaminare positivamente anche gli altri settori?

Puntando sul sociale, su iniziative che abbiano un’alta valenza e si riflettano non solo sul business, ma anche su altri fattori. E’ un modo per restituire al territorio una parte di quello che il territorio (con i terreni, il clima e le condizioni generose della natura) ci dà ogni giorno.

Una storia antica, quella della Cantina sociale

La cantina è nata nel ’66, la prima vinificazione è avvenuta nel 1972. I 25 soci fondatori ci hanno visto lungo. L’anno scorso abbiamo premiato l’unico dei 25 che è ancora in vita, in occasione del quarantennale dell’attività della Cantina, che è cresciuta, ha vissuto momenti poco felici legati agli alti e bassi del settore, ma negli ultimi anni, grazie a politiche mirate e allo sforzo congiunto dei soci è tornata a crescere, ad aggregare, a rappresentare un volàno economico e sociale che fa ben sperare tutta la nostra provincia. Se ci voltiamo indietro, ci rendiamo conto che nelle cattive annate aggregare era tutt’altro che facile. Ora si sta verificando il contrario: molti imprenditori, molti agricoltori si avvicinano a noi perché si sentono più sicuri, meno esposti alle incertezze e ai pericoli che le speculazioni esterne possono rappresentare.

Il valore dell’aggregazione qui ha funzionato, dunque. Qual è il messaggio che parte da Solopaca verso altri territori agricoli in cui prevale ancora l’individualismo?

L’unione fa la forza non è solo un proverbio, ma la realtà. L’aggregazione produttiva e costruttiva permette di raggiungere risultati che oggi da solo non si può conseguire. Per fare un solo esempio, puntare sul mercato russo, o cinese, o su altri mercati emergenti, come noi stiamo facendo, per le singole aziende è difficilissimo, dispendioso, un percorso pieno di insidie. La Cantina sociale lo sta facendo perché ha la forza, la massa critica di prodotto, la reputazione, la capacità. Ci siamo aperti da poco all’estero, ma sappiamo che dobbiamo intensificare la nostra azione per scavare spazi di mercato interessanti, che oggi portano sulla pista dell’export.

Innovazione e internazionalizzazione: questi processi possono essere realizzati più facilmente se a condurli ci sono i giovani?

Il settore agricolo, tradizionalmente, per tanti anni non ha dato grosse offerte di crescita, e l’età media si è alzata di molto (qui siamo oltre i 60 anni). E’ chiaro che questo processo non facilita l’accelerazione e la spinta in avanti, perché è più facile proporre progetti innovativi ai giovani. Però, mi conforta una tendenza che iniziamo a registrare: quella dell’avvicinamento dei ragazzi al settore, probabilmente perché l’agricoltura è l’unico comparto che “tira” o forse per i contributi economici messi a disposizione per i nuovi insediamenti.

Cosa vi chiedono i vecchi e i nuovi imprenditori agricoli?

Oltre a un reddito dignitoso, i soci chiedono maggiori sicurezze per il futuro, per sé e per i propri figli. Ma vorrebbero anche una minore burocrazia, una maggiore disponibilità di tempo da dedicare al lavoro e meno alle carte. C’è chi rinuncia a investire in questo settore perché c’è troppa burocrazia. I nostri politici lo devono capire e devono agevolare il compito di chi vuole continuare a fare qualità e a far crescere il comparto, strategico e fondamentale per tutti.

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