L'Agricoltore il più grande lavoro sulla Terra - Interviste Agricoltour 2014 - BASF - Antonio Guario
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Antonio Guario

Antonio Guario è il Dirigente dell’Ufficio Osservatorio Fitosanitario dell’Area per le Politiche dello Sviluppo Rurale della Regione Puglia.

Lo incontriamo in un’assolata mattina nel palazzo Regionale che si affaccia sul Lungomare del capoluogo pugliese, per conoscere il punto di vista di chi, nel rappresentare la Pubblica Amministrazione che vuole essere vicina al territorio, utilizza gli strumenti della prevenzione e della ricerca (facendo rete con le altre Istituzioni) per dare risposta alle richieste degli agricoltori.

In generale, l’agricoltore ha bisogno di avere quelle indicazioni di carattere tecnico (e anche economico) per essere invogliato a presidiare il territorio, il che si traduce in un mantenimento attivo e nella valorizzazione del territorio stesso. In questa cornice, noi abbiamo il compito di presiedere la legalità e la regolarità nell’utilizzo dei prodotti fitosanitari. Oggi, per la verità, c’è già un’elevata percezione di sensibilità e rilevabilità di qualsiasi tipo di sostanza non conforme, perché il consumatore chiede e pretende garanzie, e quindi a catena questa sensibilità deve innestarsi sugli altri anelli della filiera, ovvero sulla commercializzazione e sulla produzione.

Quali sono le criticità esistenti?

Un sistema produttivo completamente organizzato non è semplice da creare, ma in Puglia siamo a buon punto. Abbiamo comparti economicamente importanti come quello dell’uva da tavola, che si espande sul mercato mondiale, con un prodotto che viene riconosciuto e apprezzato per qualità, gusto e sapore. Ciò significa che si deve incidere in maniera pervasiva su alcuni percorsi, come quello relativo alla certificazione, che si traducono in garanzia da parte di chi deve commercializzare l’uva e quindi anche del produttore. Alcuni limiti arrivano dalla Grande Distribuzione Organizzata, come ad esempio sul numero dei residui dei prodotti fitosanitari, che non costituisce alcun elemento di qualità, ma che invece incide negativamente sulla produttività creando forme di resistenza con la possibilità di non poter più controllare il parassita, quindi si rischia di distruggere un intero comparto. Dall’altra parte, quelle aziende costrette a utilizzare sempre e più volte la stessa sostanza attiva per non superare i residui imposti dalla Gdo, a volte si rifugiano nella mancata registrazione, facendo sorgere irregolarità assolutamente non consentite a cui le stesse aziende non vogliono incentivare. .

Come se ne esce?

Attraverso Tavoli di contrattazione. La Gdo accetta i disciplinari regionali e quindi deve comprendere che i residui spesso dipendono dalle condizioni climatiche che si verificano nelle diverse annate e che non possono essere assolutamente previste all’inizio dell’annata agraria. Bisogna raggiungere un certo tipo di accordo. Ciò vale anche per tutto il comparto ortofrutticolo, , su cui stiamo agendo con norme di difesa ecosostenibili. Con l’adozione di tali norme abbiamo eliminato o ridotto sostanze attive che sono particolaemnte critici nei confronti della tossicità per l’uomo e per l’ambiente. Particolare attenzione si sta ponendo nella fase finale della produzione cercando di inserire dei prodotti che residuano poco e che hanno tossicità quasi nulla, sempre per dare maggiori garanzie al consumatore. L’impegno è costante, così come l’assistenza tecnica diventa fondamentale perché riesce a trasferire a livello di singolo agricoltore queste linee guida. Fortunatamente ci sono Programmi che consentono di avere dei tecnici che lavorano con le cooperative e con gli agricoltori.

Di fronte a determinate emergenze, l’Ente pubblico come interviene?

L’Osservatorio Fitosanitario, di fronte ad elementi di criticità, emergenze fitosanitarie dovute a condizioni climatiche particolari, dà immediatamente una risposta che sia il più possibile corretta. In quei frangenti occorrono risposte precise per evitare speculazioni e sprechi che andrebbero a peggiorare lo stadio di allarme e disagio dell’agricoltore. Siamo collegati con l’Università e con altri Centri di ricerca per dare una voce univoca, evitando che altri possano specularci sopra. L’altro aspetto è l’impegno di trovare una soluzione a breve-medio termine per riuscire a contenere la criticità. Ciò significa impostare delle sperimentazioni e verificare quale delle soluzioni può essere implementata, coinvolgendo il privato in un progetto più ampio coordinato dall’Ente.

Al consumatore finale quanto arriva, di tutto questo lavoro?

Il consumatore difficilmente riesce ad entrare nel tecnicismo, in quanto spesso se le informazioni non vengono espresse con estrema semplicità potremmo avere una ricezione dell’informazione sbagliata con effetto contrario. La cosa importante è dargli la garanzia che il prodotto che sta acquistando è buono e sano ed è stato prodotto nel rispetto dell’etica sociale ed ambientale. Magari, caratterizzando ed etichettando la nostra produzione per evidenziare un discorso di tracciabilità. A raggio più ampio, il problema è legato al commercio, alla globalizzazione, e si va ben oltre le competenze di un Ente o di un produttore, e per questo diventa difficile agire. Di certo, aumenta la consapevolezza rispetto all’etica ambientale, del lavoro, del modo in cui si salvaguarda l’ambiente e il territorio, razionalizzando mezzi (acqua, concimazione). La Comunità Europea dà indicazioni precise rispetto al cosiddetto greening, poiché l’agricoltura non è legata solo al prodotto da vendere ma anche al territorio di cui diventa espressione. Lo diciamo da anni, ma la crescita di questa consapevolezza è un processo culturale e come tale ha bisogno di anni.

Come vede il futuro dell’agricoltura in Puglia?

Leggo dai dati un incremento notevole dell’agricoltura; moltissima frutticoltura si sta riversando in Puglia. Questo si spiega a causa della difficoltà di parassiti da quarantena presenti in altre regioni, che impediscono di realizzare prodotti di qualità. Qui abbiamo una elevata qualità del clima, del terreno, per cui molti stanno investendo in orticoltura e frutticoltura anche perché c’è una sensibilità agricola leale e spiccata, oltre che tecnicamente e professionalmente elevata. Dovremo prestare forte attenzione per evitare che ci possa essere un trasferimento di problematiche agronomiche e fitosanitarie da altri territori, e ciò sta già accadendo. Trasferire l’attenzione significa evitare di trasferire le criticità. Dobbiamo impedire lo sfruttamento del territorio e il suo depauperamento. Anche a livello politico, devono essere prese posizioni chiare e decise su questo aspetto. Lo sviluppo c’è se si garantisce l’uso corretto e la crescita del territorio. Ai giovani, pertanto, dico che si può investire in agricoltura. Ci sono delle ottime condizioni di base ed Enti in grado di dare buone indicazioni. Ne conosco tantissimi, di giovani che hanno intrapreso questo percorso negli ultimi anni. Chi lo fa seriamente e con mezzi avanzati ha le sue soddisfazioni e i suoi ritorni, in termini professionali ed economici.

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