Agricoltour 2014 Giuseppe Giaccio Coop. GiaccioFruit - Vitulazio (CE)
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Coop. GiaccioFruit - Vitulazio (CE)

Giuseppe Giaccio

L'organizzazione, nella Campania agricola, produce importanti risultati quando si affida a giovani competenti che fanno rete e si evolvono rispetto ad un passato troppo individualista. Un esempio del nuovo corso è rappresentato dalla Giaccio Fruit, il cui responsabile tecnico è Giuseppe Giaccio.

Una tradizione familiare, la sua?

Sono alla terza generazione: la mia famiglia proviene dalla collina dei Camaldoli, a Napoli, e poi si sposta nell'alto Casertano. La cooperativa nasce prima come azienda agricola e poi, con l'aumento della richiesta del prodotto e con la crescita delle dimensioni dell'azienda di famiglia, il passaggio ad organizzazione dei produttori è diventato quasi la strada obbligata.

Unione, aggregazione: concetti difficili da fare assimilare, al Sud. Come ci siete riusciti?

In un primo momento, non nego che ci fosse un certo grado di scetticismo; non ci credevano, tutto procedeva a rilento. Poi, come in tutte le cose, i buoni risultati hanno prodotto interesse e poi entusiasmo: non abbiamo dovuto più “spingere”, le realtà serie del Casertano venivano e ci chiedevano di associarsi, vedendo la trasparenza e la linearità dei nostri comportamenti. Prima di essere imprenditori e commercianti siamo agricoltori; sappiamo cosa significa creare, parliamo lo stesso linguaggio dei nostri associati.

Una scelta vincente, quella di stare insieme?

Direi obbligata, oltre che vincente. Oggi il mercato richiede qualità e quantità: è inutile fare altissima qualità e poi non poter accontentare i clienti con la quantità; la gdo gestisce quantitativi spaventosi ed è interessata ai due aspetti. Investire in qualità non è difficile: su questo areale i produttori sono da sempre in melicoltura e peschicoltura; lavoravano sui mercati generali che richiedevano molta qualità. Il fattore che mancava era quello quantitativo, e fortunatamente abbiamo ridotto il gap, anche se i problemi permangono.

Quali sono le maggiori criticità?

La redditività. Il mercato non corrisponde il valore reale del prodotto, che risente di una cattiva immagine di questo territorio. Qui da noi il prodotto è controllato al massimo, ma i media vogliono fare di tutta l'erba un fascio e tutto ciò che si dice non corrisponde alla realtà.

Una componente che scoraggia anche i giovani ad avvicinarsi all'agricoltura?

No, questo no. Vedo molto ricambio generazionale, un vero ritorno in agricoltura; un po' per ripiego, un po' per scelta consapevole. La crisi è forte; per chi ha un'azienda di famiglia è giusto seguire le orme dei genitori. Ma se dovessi consigliare a qualcuno che dovesse iniziare da zero, non so se lo farei. Agricoltore non è solo un mestiere ma è un modo di vivere: devi gestire il lavoro, il tempo, in giornate che hanno ritmi del tutto diversi dagli altri settori.

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