Agricoltour 2014 - Nicola Giuliano - Turi - Bari - 19 luglio
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Nicola Giuliano

L’industria della famiglia Giuliano è una piccola città (con oltre mille dipendenti) in continuo movimento. 50.000 metri quadrati, di cui 15.000 coperti, che si caratterizza per l'altissimo livello tecnologico, la razionalità degli ambienti, la cura del dettaglio, l'efficienza.

Si tratta di uno degli stabilimenti più vasti e avanzati di tutta l'Italia meridionale, sulle cui linee sono impiegate centinaia di persone, mentre decine di muletti incrociano le loro traiettorie come in un febbrile videogame. L’attenzione per l’ordine, la pulizia, le regole è maniacale.

La visita guidata da parte del bravo Nunzio Pavone ci offre la possibilità di capire qual è il percorso che effettua la frutta per passare dai campi alle nostre tavole. L’industria oggi è un impero, ma tutto nasce da un garage, un piccolo spazio ordinato in cui il papà dei fratelli Giuliano iniziò a lavorare la frutta. Un garage, proprio come in Silicon Valley. Ma qui siamo a Turi, una manciata di chilometri da Bari, e questo ci dice che piccoli “miracoli” economici possono accadere anche in Italia. Anche al Sud.

Sì, forse l’importante è davvero partire da zero, conoscere tutte le fasi della lavorazione, e crederci fino in fondo – conferma Nicola Giuliano -. Oggi chi arriva vede la struttura, i volumi, il bello di questa realtà; ma la cosa che mi fa più piacere raccontare è che agli inizi, nel garage, avevamo da un lato le macchine e dall’altro i banchi di lavorazione per le prime poche pedane. Certo, nessuno poteva prevedere questa crescita, forse neanche noi. Qualcuno ci giudicava folli, all’inizio, perché ai loro occhi esageravamo negli investimenti, nella ricerca, nell’innovazione. Abbiamo puntato sulla qualità a 360 gradi (non solo sui prodotti ma anche su etica, sicurezza, ambiente) ed è stato vincente. Era rischioso, probabilmente, ma il tempo ci ha dato ragione. Rappresentare la Puglia nel mondo diventa una grande responsabilità ma anche una enorme soddisfazione.

Un rapporto, quello con il territorio di origine, che non si è mai sfaldato.

Assolutamente. C’è l’orgoglio di essere un punto di riferimento importante per tante famiglie locali, al di là della crisi che ci sta sfiorando ma, per fortuna, non sta intaccando la nostra crescita. Riuscire a mantenere intatta l’occupazione, e anzi incrementarla come abbiamo fatto del 4-5% negli ultimi tre anni, ci rende felici. E questa felicità va condivisa, trasmessa, diffusa sul territorio, a partire dai più giovani. E’ per questo che abbiamo sviluppato in maniera decisa il ramo sociale della nostra azienda. Vogliamo insegnare ai ragazzini che il lavoro dell’agricoltura non è quello di una volta, solo fatica e assenza da casa. Questa visione ha fatto allontanare i giovani da questo comparto, disperdendo un enorme patrimonio di braccia e cervelli. Ospitiamo ragazzini dai 6-7 anni, li portiamo nei campi, poi in azienda; vedere i loro sguardi, la loro felicità ti fa venire il gusto di fare ancora meglio questo lavoro, perché pensi che saranno loro, un domani, i portavoce di un’agricoltura diversa, bella e moderna, anche nell’approccio e nell’ambiente di lavoro. Far l’agricoltore è una soddisfazione unica, perché godi dei frutti che tu stesso fai nascere e crescere.

Se le dico futuro, a cosa pensa?

Ad un mondo di gente sempre più specializzata, che va alla ricerca delle nuove varietà, dell’innovazione, delle tecnologie collegate alla manualità; ricercare l’eccellenza e tendere alla perfezione, del resto, è un lavoro da specialisti, come in tanti altri settori. L’agricoltura del futuro si tradurrà in un mondo che conserva delle basi tradizionali ma che verrà sempre più letto in chiave innovativa e interesserà solo chi ha passione e competenza.

Tutto questo come può essere trasmesso al consumatore, per dare l’esatta percezione di quello che rimane il più grande lavoro sulla terra?

Comunicare ciò che c’è dietro ad un prodotto che si vede sullo scaffale del supermercato significa raccontare da dove viene, dove nasce, come lo si produce e lo si trasforma. Abbiamo iniziato a fare questo discorso nei supermercati della Germania con banchi dimostrativi: lì ogni varietà ha una sua descrizione; si dialoga e si spiega qual è l’uva più adatta ai consumatori, che differenza c’è tra i diversi colori, le diverse varietà. In Italia questo non avviene, probabilmente perché il consumatore ha basi più solide, mentre all’estero va guidato, orientato. Ma, come stiamo constatando, anche qui da noi la gente vuole essere più sicura in tema di alimentazione, e quindi più informata. Questo ci dà un’ulteriore spinta a far bene il nostro lavoro e a raccontarlo, per far capire quanto sia importante l’agricoltura per tutti.

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