Agricoltour 2014 - Giacomo Di Pierro - Noicattaro - Bari - 19 luglio
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Giacomo Di Pierro

Il pianto dei genitori all’indomani di una grandinata che in mezz’ora distrusse il lavoro di un anno, su cinque ettari di innesti. Quando pensa a quell’immagine, Giacomo Di Pierro ancora si commuove, ripercorrendo gli sforzi e la delusione causata dalle intemperanze climatiche.

Oggi è tutto cambiato, per fortuna. Abbiamo industrializzato l’agricoltura, abbiamo protetto con i teli di plastica quell’uva che un tempo era esposta alle intemperie, stiamo utilizzando dei teli che ci permettono di precocizzare e di posticipare la raccolta. Oggi riusciamo a raccogliere da luglio a dicembre, una volta lo si faceva da fine luglio a metà settembre.

Tecnologia, innovazione, diversificazione: tre parole-chiave per leggere l’agricoltura moderna?

Assolutamente. Il filo conduttore che accomuna il passato e il presente è la componente lavoro, che viene sempre prima di tutto il resto. Ci sono valori immutati, come il rispetto e la fede, e la campagna che è stata da sempre la nostra casa. Come noi, tante altre famiglie hanno lavorato tutti insieme, nelle aziende, per economizzare e avere un utile a fine anno che permettesse di acquistare altri terreni e migliorare il tenore familiare. L’innovazione ci ha favorito, ha permesso di proteggere e valorizzare le produzioni, ha fatto sì che si “trattasse” il prodotto solo quando era necessario. Del resto, non vogliamo avvelenarci, né spendere tanto, né danneggiare l’ambiente che rimane la nostra vera ricchezza. Abbiamo un grande potenziale; il bel clima e i terreni fertili sono la base su cui agire.

La Puglia agricola potrà dare lavoro a tanti giovani, allora?

Se pensiamo alla disoccupazione dilagante in altri settori, le dico che chi ha volontà di lavorare, senza guardare all’orologio ma con la consapevolezza di poter far fronte alle proprie capacità di far nascere e raccogliere un prodotto, ha grandi prospettive. Spazi ce ne sono, anche in rapporto ai bisogni di una popolazione che aumenta in continuazione. Sì, l’agricoltura porterà reddito a chi saprà avvicinarsi con passione e voglia.

Come suo figlio?

Lui va ancora a scuola, ma in estate già scende nei campi, fa le operazioni colturali e inizia a masticare quello che sarà il suo futuro. Come lui, tanti giovani si stanno avvicinando all’agricoltura, anche solo alle operazioni di selezione manuale degli acini. E così, per tre mesi di lavoro, portano a casa 2.000, 3.000 euro che serviranno per pagarsi le vacanze o gli studi. E’ il miglior modo per comprendere il valore del sacrificio e il lavoro che c’è dietro ad ogni singolo grappolo di uva. Si sporcano le scarpe sulla terra, il che è un’emozione che ci pervade come lo stare a contatto con la natura, vedere crescere ciò che hai coltivato. E’ un’emozione fortissima, dal punto di vista umano ancora prima che lavorativo.

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