Agricoltour 2014 Francesco Rescina Az. Agr. Ciura - Massafra (Ta)
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Az. Agr. Ciura - Massafra (Ta)

Francesco Rescina

L'azienda Ciura, di proprietà di un industriale con il “pallino” dell'agricoltura, è cresciuta intorno ad un'antica masseria ed è riuscita a diversificare, ad innovare e a concretizzare il concetto di multifunzionalità grazie all'opera di Francesco Rescina, tecnico agronomo che dopo aver maturato una vasta esperienza tra studi e campo ha trovato qui le condizioni ideali per provare a importare un modello moderno e ambizioso, su un territorio che vuole continuare a scommettere sull'agricoltura.

Qual è il segreto di un'azienda che viene presa a modello, per il territorio pugliese?

Questa è un'impresa vera e propria, e come tale, abbiamo scelto di importare fin da subito un modello analitico di controllo di gestione, mutuandolo dall'azienda industriale del titolare e contestualizzandolo qui. Significa riuscire a tenere sotto controllo i costi e i ricavi di ogni singola fase, capire i problemi che si possono avere su ogni singolo lotto, su ogni singolo appezzamento. Abbiamo di fatto anticipato un processo che la Grande Distribuzione Organizzata ci ha poi richiesto. Ritengo che questo sia un passaggio fondamentale, per un’azienda moderna: da queste parti, vedo, invece, ancora una certa approssimazione.

Cosa deve cambiare nell’atteggiamento di chi lavora in agricoltura?

Venire a lavorare in azienda e aspettare che maturino le sette ore di lavoro giornaliero non basta. Occorre sentirsi parte e compartecipe del risultato, indipendentemente dall'aspetto economico, che è un fattore individuale. Producendo e lavorando in qualità, anche l'operatore che è alla base del processo produttivo sarà spinto a fare sempre meglio, soprattutto quando inizia a vedere che le strategie aziendali migliorano i prodotti.

Evidentemente, ci sono resistenze che ancora impediscono questo tipo di comportamento...

Le dico che su questo territorio siamo un caso eccezionale, purtroppo. Nelle piccole aziende il proprietario è la figura professionale che continua a svolgere tutti i ruoli, ma nell'agricoltura moderna non è più concepibile. Oggi la globalizzazione impone di avere una professionalizzazione spinta e allo stesso tempo una conoscenza ampia delle qualità, delle varietà, dei mercati, delle tendenze. La selezione, le scelte colturali devono essere sempre più consapevoli perché non ci si può permettere di sbagliare. Ognuno di noi deve dedicare parte del suo tempo (che non è libero, purtroppo) a viaggiare, a confrontarsi, a parlare con altri imprenditori per capire cosa succede in Puglia, in Italia e nel mondo. Bisogna calcolare i propri investimenti e ciò che possono portare. In passato tutto andava bene, e l'agricoltore non si poneva il problema; oggi che è diventato tutto più difficile e complesso, è spiazzato da calcoli che non è mai stato abituato a fare.

Il mercato farà una dura selezione, allora?

Temo di sì, anzi ne sono certo. Per chi come noi si confronta con la grande distribuzione organizzata, è diventato naturale conoscere e analizzare i costi di produzione, di raccolta, di trasporto, e partire da qui per fare un'attenta programmazione. Questo ci consente di valorizzare al massimo le condizioni di base che ci offre un territorio straordinario come quello pugliese.

Un risultato che viene percepito dal consumatore?

Le Gdo, nelle loro piattaforme, hanno costruito delle sale del gusto, con panel di 20 persone che valutano la frutta in ingresso con diversi parametri. Per quattro anni abbiamo vinto il premio come miglior prodotto, e non è certo un caso. Significa che l'asticella della qualità deve essere alta, e che la differenza emerge. Il brutto è che spesso si riesce a spuntare solo un prezzo di sopravvivenza, il massimo che oggi puoi ottenere. A fare i più grandi margini, oggi, sono soprattutto i commercianti, non i produttori.

Rispetto alla professione di agronomo, qual è lo scenario?

Lavoro ce n'è tantissimo; il problema è che quando si finisce il corso di studi non si sa ancora cosa fare. C'è troppa distanza tra l'Università e il mondo delle aziende agricole. All'estero, gli ultimi anni di studi si svolgono nelle aziende, rispetto all'indirizzo che si è scelto. Qui il tirocinio non è professionalizzante, è solo un parcheggio temporaneo. Io ho avuto la fortuna di fare esperienza nella mia azienda agricola, quella di famiglia, e sulla mia pelle ho capito cosa dovevo fare. Il mio consiglio? Fare esperienze di campo mentre si sta studiando. E alle Università dico (da ex ricercatore) di mettersi al passo con i tempi parlando di strategie di difesa, di quello che il mercato vuole. Di allineare i tempi accademici a quelli dell'agricoltura moderna, che impone ampie conoscenze e rapidità di esecuzione, perché ogni scelta incide sulla situazione di redditività dell'azienda.

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