Agricoltour 2014 - Antonio Paganini - Titolare dell’Az. Agr. Paganini Antonio - San Fermo di Piubega (MN) 18 giugno
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Antonio Paganini - Titolare dell’Az. Agr. Paganini Antonio - San Fermo di Piubega (MN)

Dei suoi 200 ettari di terreno, parte in proprietà e parte in affitto, Antonio Paganini, che alla sua Azienda Agricola a indirizzo orticolo-cerealicolo di San Fermo di Piubega (Mantova) ha dato il nome, ne coltiva 80 a pomodoro e 120 a mais.

Paganini spiega: «I nostri appezzamenti di terreno non sono raggruppati in un blocco unico, ma sono dislocati in diversi comuni del Mantovano, in un raggio di 15-20 km, questo comporta non pochi problemi logistici che però, grazie all’aiuto di mio figlio Matteo, che ha 27 anni, riesco a gestire abbastanza bene».

Inizialmente Matteo aveva altre intenzioni per il proprio avvenire, ma a un certo punto ha deciso di intraprendere il lavoro dei suoi familiari e oggi è molto coinvolto, tanto che il padre lo vede già avviato verso un futuro di primo conduttore del fondo.

«Noi, infatti, - afferma Antonio Paganini - gestiamo l’Azienda a livello familiare; ci aiuta anche mia moglie Maria Grazia, che segue la parte burocratica e non è cosa da poco, come molti Agricoltori sanno bene, e nei periodi di punta ci affidiamo a 4 extracomunitari stagionali e a qualche persona del posto che è disponibile: praticamente da Marzo a Ottobre, quando il lavoro è più consistente, la nostra è una “famiglia allargata”».

Sono, infatti, questi i mesi in cui si semina il mais, lo si segue con diserbi e concimazioni e lo si raccoglie; poi, soprattutto, con il trapianto, inizia la campagna del pomodoro da industria.

«In verità - racconta Antonio - con la meccanizzazione della coltura del pomodoro oggi si sono risolti tanti problemi, ma restano sempre molte mansioni ancora affidate al lavoro dell’uomo: dal trapianto, che ha bisogno di molte braccia, alla microirrigazione, che avviene attraverso piccoli tubi forati che si diramano lungo la fila delle piante e che rilasciano l’acqua; un tale sistema d’irrigazione va seguito scrupolosamente, anche per la delicatezza di questi sofisticati impianti che però, cosa importantissima, permettono di ridurre al massimo gli sprechi idrici. Poi c’è tutto il diserbo del pomodoro - aggiunge Paganini - perché ci sono “malerbe” che vanno tolte solo a mano, per non compromettere la coltura stessa».

Inizialmente l’Azienda era zootecnica, con allevamenti di vacche da latte e bovini da ingrasso; poi negli anni ‘70 i Paganini hanno iniziato con i pomodori. «Quando tra il 1983 e il 1984 è toccato a me scegliere, perché mio padre mi ha ceduto “il comando” dell’Azienda ho preferito optare per l’orticoltura. A mio papà devo tanto - tiene a sottolineare con riconoscenza Antonio Paganini - anche il fatto d’avermi dato fiducia, lasciandomi muovere come desideravo, nel bene e nel male. Così ho scelto di coltivare il pomodoro da industria: allora i margini di guadagno erano più ampi, ma devo anche ricordare che alla coltura mi sono tanto legato perché un bel giorno, proprio nel periodo della raccolta, ho conosciuto mia moglie. Lei raccoglieva, naturalmente a mano e in ginocchio, e noi sistemavamo i frutti nelle cassette, ed è stato subito amore. Allora avevamo solo 5 ettari a pomodoro, oggi lavoriamo anche per conto terzi».

Chiediamo ad Antonio Paganini cosa pensa del suo lavoro di Agricoltore.

«Secondo me è il più bel lavoro sulla Terra - risponde sicuro - anche se l’impegno è tanto, è vero, e nulla può essere programmato o rimandato, poiché a guidarci sono i tempi delle colture e delle stagioni. Ma è una cosa bellissima vedere una pianta che cresce, che dà i frutti: è una sensazione che gratifica, anche se, è sempre più difficile fare questo lavoro, sia per gli aspetti tecnici che per quelli burocratici».

E in prospettiva cosa immaginano i Paganini di San Fermo?

«Stiamo valutando di variare ancora l’orientamento dell’Azienda, inserendo di nuovo un’attività zootecnica, magari avicola. Lo riteniamo indispensabile anche perché, senza le reintegrazioni di sostanze organiche nei terreni, come avveniva in passato apportando letame e liquame, i nostri suoli si stanno impoverendo e un allevamento di animali ci garantirebbe una costante disponibilità di materiali da interrare nei nostri appezzamenti per mantenerli fertili e quindi più produttivi».

Tra l’altro con una sostanza assolutamente naturale.

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