Agricoltour 2014 - Sergio Folgoni - Consorzio Carb Comacer - Brescia - 13 giugno
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13 giugno - Sergio Folgosi - Azienda agricola Folgosi - GHEDI (BS)

Nella campagna bresciana, nel cuore del triangolo agricolo della Lombardia ̶ un’area molto ricca e produttiva della pianura padana che comprende le province di Brescia, Cremona e Mantova ̶ l’azienda agricola di Sergio Folgosi rappresenta una tipologia di conduzione che si incontra di frequente nella zona.

Siamo a Ghedi, dove i campi sono ricoperti essenzialmente da seminativi, ovvero da coltivazioni erbacee tra le quali i cereali fanno da padroni, ma dove trovano spazio anche alcuni ortaggi, come il pomodoro da industria e la patata che molto spesso rientrano nell’indirizzo colturale delle aziende. È così anche per Sergio Folgosi, che coltiva essenzialmente mais, ma anche patata e un po’ di pomodoro nei 27 ettari della propria azienda ereditata dal papà e che conduce con l’aiuto, per il momento saltuario, del figlio Andrea.

Andrea, infatti, lavora al CALV, il Consorzio Agrario Lombardo Veneto, ma viene spontaneo pensare che un domani il suo destino sarà quello di dedicarsi a tempo pieno all’azienda di famiglia. «Al CALV, Andrea si occupa delle macchine agricole e questo più che un lavoro per lui è una passione» precisa Sergio, sottolineando che il figlio, durante il fine settimana, aiuta moltissimo in campagna, dedicandosi con la massima cura naturalmente ai trattori e agli altri macchinari.

Come definisce Folgosi la propria attività di agricoltore?

«Nello svolgimento del mio lavoro di campagna mi sento forte e sicuro grazie alla grande esperienza che ho maturato in tanti anni e anche per il mio impegno in quanto socio di diverse cooperative, ma a volte fatico a sostenere i gravosi lacci della burocrazia, che rallentano il mio vero lavoro che è quello della coltivazione dei miei campi e della cura delle produzioni».

«L’importante ̶ prosegue ̶ è comunque stare al passo con il progresso e, in questo, rientra anche la ricerca della qualità in ogni fase del nostro lavoro». In pratica, per Sergio Folgosi, questo significa innanzitutto curare le proprie coltivazioni nel migliore dei modi, anche se i costi e le fatiche aumentano e il prezzo che verrà pagato non terrà conto più di tanto di questo surplus qualitativo. «La coltura principale della mia azienda è il mais ̶ spiega ̶ che è una pianta soggetta all’attacco di un parassita, la piralide. Poiché in Italia non sono ammessi gli OGM (Organismi Geneticamente Modificati), tra i quali vi sono varietà di mais resistenti a questo insetto, la protezione della pianta è affidata a noi agricoltori».

Folgosi dà importanza a quest’aspetto poiché il mais, quando è attaccato dalla piralide, per difendersi produce delle aflatossine che possono avere effetti negativi per l’uomo e comunque deprezzano il mais. «Per avere una produzione a “zero aflatossine” ̶ ammette Folgosi ̶ ho dovuto trattare le piante con molta attenzione e scrupolo e alla fine il mio mais era sanissimo. Una soddisfazione, anche se tanta fatica è poco riconosciuta e in termini di prezzo non viene ripagata».

A proposito di qualità, Folgosi produce anche delle ottime patate, sia a pasta bianca (Kennebec) che a pasta gialla e buccia rossa (Monalisa), che gli vengono richieste specialmente da un rivenditore di montagna che frequenta i mercati contadini, dove queste patate sono molto richieste. Anche qui, l’imperativo per Folgosi è avere un prodotto il più sano possibile. «Nei terreni occupati dalla patata uso solo letame, che prendo in un’azienda che ha animali alla quale io do gli stocchi di mais utilizzati nell’allevamento» dice Sergio.

Un altro pallino di Sergio Folgosi è la sperimentazione: gli piace, infatti, collaborare con le istituzioni curando le prove di campagna. Ora nella sua azienda si stanno sperimentando 15 varietà di mais per trovare quelle più adatte alla trasformazione in farina da polenta. Infine, con un certo orgoglio conclude: «Ancora oggi nelle nostre campagne un’azienda a conduzione familiare come la mia è una carta vincente».

Eugenia Mazzali

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