Agricoltour 2014 - BASF - Riccardo Volpin - Az.Saccona - Settepolesini (FE)
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26 giugno – Riccardo Volpin, Azienda Saccona, Settepolesini (Fe).

Il suo sogno? Che le pere e le mele prodotte in azienda siano esposte e vendute nei mercati di Pechino o di Shanghai

«Perché alcune centinaia di milioni di persone, nel Sudest asiatico, manifestano sempre maggiore interesse per le produzioni agroalimentari italiane di qualità».

Riccardo Volpin, titolare dell’Azienda Agricola Saccona a Settepolesini di Bondeno (Ferrara), non è solo quello che gli americani definiscono un “self-made man”. È soprattutto un uomo ambizioso, che pensa in grande, convinto che la qualità paga sempre. Lui sulla qualità ha sempre investito.

«Con mio papà abbiamo fondato l’azienda nel 1972 – racconta – e per molti anni abbiamo coltivato solo seminativi. Poi, nel 1997, ho deciso di sperimentare la strada della frutticoltura e ho iniziato a piantare i primi alberi di mele e pere. Una scelta che si è dimostrata vincente e che oggi copre il 70% del fatturato aziendale».

Nei 35 ettari destinati a frutteto (su 130 totali, tutti di proprietà) Riccardo Volpin coltiva soprattutto mele delle migliori varietà, come le Fuji, le Pink Lady, le Gala, le Modi e le pere Abate.

«Inizialmente gli ettari destinati a frutteto erano solamente cinque – continua nel suo racconto – ma la peculiarità del mio terreno e la convinzione, unita alla passione, che coltivando frutta di qualità avrei garantito un valore aggiunto alla mia azienda, mi hanno spinto ad aumentare sempre più lo spazio da dedicare a queste coltivazioni. I seminativi continuano ad essere un’altra componente della mia attività, ma sul piatto della bilancia il mio cuore pende per la frutticoltura».

La frutticoltura necessita di grandi investimenti e richiede il rigido rispetto di quanto prevede il Disciplinare di produzione. «Certamente – sottolinea – per produrre frutta di qualità, come quella che produco io, i controlli e le analisi di conformità sono severi e capillari e non c’è dubbio che se tutte le regioni applicassero gli stessi criteri, avremmo minori difficoltà. Mi riferisco, essenzialmente, alla ricerca di residui di antiparassitari. L’Italia è uno dei Paesi europei dove le norme sono ancora più restrittive rispetto a quanto prevede la direttiva comunitaria, però non esiste un’uniformità tra tutte le regioni, il che complica le cose».

Oggi, in azienda, Riccardo Volpin è coadiuvato dal figlio Stefano, 38 anni, e da 6-7 lavoratori stagionali. Nel tempo sono stati realizzati capannoni, piazzali per la movimentazione della frutta, impianti d’irrigazione, coperture antigrandine, mentre la lavorazione del terreno è data in gestione a un contoterzista. Ogni anno, mediamente, si producono dai 10 ai 17.000 quintali di frutta, di cui la maggior parte mele.

«Le nostre produzioni non hanno nulla da invidiare a quanto si produce nel resto del mondo – è il suo pensiero conclusivo – perché il cuore della frutticoltura mondiale è in Italia. La crisi preoccupa tutti e oggi, più che in passato, fare scelte e prendere decisioni per il futuro è più difficile. Soprattutto perché, per un agricoltore, le scelte di oggi devono dimostrarsi valide per i prossimi vent’anni. Spesso, purtroppo, il consumatore queste cose non le sa».

Anna Mossini

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