Agricoltour 2014 - BASF - Lorenzo Venturi - Bramarbene – Impruneta (Firenze)
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Lorenzo Venturi - Dipendente di Bramarbene – Impruneta (Firenze)

Lorenzo Venturi ha da poco compiuto 40 anni, fa l’agricoltore e ne va fiero. Con lui abbiamo cercato di capire cosa spinga un giovane a praticare questa professione. Tra pro e contro, il messaggio che ne esce è positivo.

Lorenzo, da quando lavori la terra?

«Da sempre. Sono nato in una famiglia di agricoltori e quindi fin da piccolo ho avuto a che fare con la campagna. Vivo comunque in una zona in cui l’agricoltura rappresenta una grande fetta dell’economia locale e produrre olio e vino ce lo abbiamo praticamente nel sangue».

Quali sono gli aspetti che ti spingono in questa professione?

«La soddisfazione di stare all’aria aperta e di vedere nascere frutti dal tuo lavoro. Soprattutto però vedere che grazie a quello che fai, anche con fatica, un paesaggio e un territorio rimangono sani. Io credo che il ruolo primario oggi dell’agricoltura sia quello di produrre sostenendo l’ambiente in cui vive l’uomo e per farlo occorre ridimensionare il suo intervento nella natura. Io parlo di “agricoltore attivo”, cioè colui che non si limita a fare per ottenere reddito, ma qualcuno che prima di tutto ha in mente un progetto che guarda al suo prossimo. Su questa base secondo la mia esperienza deve svilupparsi l’agricoltura di domani».

E la gente come vede oggi un ragazzo che fa questo mestiere?

«Oggi non c’è più molto pregiudizio come un tempo. Per questo oggi l’agricoltore è visto come una persona con un ruolo sociale importante, in grado di tutelare il paesaggio, di dare uno sfogo economico alla produzione che realizza in azienda, di sostenere l’ambiente e questi sono elementi di grande attualità oggi che trovano nell’azienda agricola una risposta concreta, pratica e immediata. Questo aspetto l’opinione pubblica lo considera sempre di più».

Agricoltura sempre più sostenibile?

«Sì. Il biologico può essere una strada, laddove praticabile, ma non solo questo. Oggi le aziende agricole hanno a disposizione molti strumenti per lavorare in maniera sostenibile. A partire da prodotti che sono studiati proprio per abbattere il tasso di inquinamento, rafforzando però l’efficienza del loro utilizzo. L’agricoltore stesso oggi sa come lavorare la terra, ne conosce le risposte, anche se di imparare in questo mestiere non si finisce mai».

Rifaresti questa scelta?

«Sì, senza alcun dubbio. Oggi mi sento una persona molto serena, innamorata del proprio mestiere. L’agricoltura mi ha dato e spero continui a darmi molto, come del resto spero di fare io nei confronti di questa professione che è destinata a crescere».

Alessandro Maurilli

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