Agricoltour 2014 - BASF - Davide Olivieri - Fucino - Aquila - 23 luglio
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Davide Olivieri

Davide Olivieri è un tecnico agronomo free lance nell’area della Piana del Fucino. Lo incontriamo nella Cooperativa La Serra, che è uno dei clienti che segue. Pur non essendo un agricoltore, conosce perfettamente il punto di vista di chi, ogni giorno, lavora con la terra in questa zona ed è stato utile per questo registrare anche il suo punto di vista.

Dare consulenza significa raccontare agli agricoltori il cambiamento, consigliare degli accorgimenti per migliorare le rese e le produzioni?

La questione del cambiamento è ben delineata: o lo si segue, o si viene schiacciati. Il nostro è un settore che, se togliamo i mezzi meccanici e la tecnologia, è legato a tradizioni millenarie, e quindi spesso si ha difficoltà a innovare, perché le novità spaventano. Prima di metabolizzarle ci vuole tempo; spesso penso che San Tommaso doveva essere un agricoltore, visto che questa categoria se non vede non crede.

Quale è la sfida per i tecnici, allora?

Superare le resistenze culturali, non solo da parte degli agricoltori più anziani ma anche dei giovani, o almeno di quelli che sono troppo legati all’insegnamento dei genitori e non si lasciano sempre facilmente consigliare. Questo retaggio è frutto di chi, anni fa, ha consigliato ai figli di lasciare stare la scuola, per buttarsi subito nel mondo del lavoro nei campi. E così, quando era facile fare reddito, avere grandi guadagni li ha convinti (o illusi) di essere grandi imprenditori. Oggi, quando invece ci si trova ad agire in un mondo globalizzato, con alti costi di produzione, difficoltà di collocamento del prodotto, ad avere rapporti con la Grande Distribuzione Organizzata o con gruppi commerciali che ragionano in ottica di marketing, scelta del mercato e dei target, si è un po’ spaesati. Sono pochi quelli che riescono dare una risposta adeguata al mercato, pochi quelli che riescono a fare margini ogni anno ed avere capacità di investimento.

C’è la consapevolezza di fare il più importante lavoro sulla terra?

Questa campagna della Basf ha una verità di fondo, e cioè il ruolo sociale dell’agricoltura. Lo è da millenni e lo sarà per il futuro. Il cibo è e sarà fondamentale. Ippocrate diceva che la prima medicina è ciò che mangiamo. Il lato negativo è che chi ha a che fare con l’agricoltura è meno considerato, socialmente, rispetto ad altri comparti. O è per gli agricoltori, lo è per i tecnici. Non c’è un riconoscimento sociale, e questo è un male.

Siamo all’interno di una realtà cooperativistica. Quanto è importante, nel Fucino, la componente dell’aggregazione?

Il discorso è lungo e complesso. Abbiamo vissuto in passato grandi fallimenti, dovuti soprattutto alla politica, e quindi la diffidenza verso l’aggregazione è aumentata. Purtroppo non è la formula societaria a fare la differenza, ma le persone che gestiscono. Essere soci di una cooperativa, avere a che fare con una figura tecnica qualificata a disposizione, poter esercitare un confronto continuo significa tanto. Solo comprendendo che il sistema funziona, si può allargare la base e fare della cooperativa un traino, ben oltre il ruolo del semplice rivenditore. In anni difficili, questa coop è diventato un punto di riferimento per la commercializzazione delle patate, con un valore aggiunto per tutti i soci. Chi ne fa parte, forse ne parla male (lo dice sorridendo) ma ne trae sicuramente dei benefici.

In prospettiva, cosa potrebbe accadere da qui a 10 anni nel Fucino?

Il futuro sarà molto difficile per le aziende piccole, che rimarranno sempre più isolate. Per chi si unisce e per le grandi aziende, il futuro è di sicuro meno complicato. Io sono convinto che l’unico modo per crescere sia quello di aggregarsi, anche per uscire da un meccanismo che mette un divario enorme tra produttore e consumatore, finendo per pagare molto, troppo, a beneficio di chi, pur rischiando meno (parlo degli anelli intermedi della catena) fa la parte del leone.

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