Agricoltour 2014 - Azienda Agricola Battaglia - Mirco Pompili - Ancona - 3 luglio
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3 luglio - Mirco Pompili– Resp.Agronomico Fazi Battaglia Castelpiano (Ancona).

Mirco Pompili è il responsabile agronomico di Fazi-Battaglia, una delle aziende vitivinicole che hanno fatto la storia di un territorio, quello dei Castelli di Jesi, portandolo in giro per il mondo.

«Da sempre, comunichiamo uno stile di vita e un territorio con il prodotto che vendiamo – dice l’agronomo – purtroppo, però, spesso il consumatore non si rende conto che dietro a un alimento c’è un lavoro molto preciso e impegnativo, di chi vive la terra tutti i giorni tra problemi di tipo meteorologico, pratico e, oggi più che mai, burocratico».

Per Mirco essere imprenditore agricolo significa molto di più che coltivare la terra giorno per giorno ed è per questo che chiede più attenzione a livello mediatico. «Oggi si parla molto di agricoltura – continua – spesso, però, lo si fa dal punto di vista della poesia legata alla campagna, elemento certo presente, ma non il solo che fa un vero agricoltore, che invece ha una forte preparazione e che è prima di tutto un imprenditore».

Dovendo riassumere il concetto di agricoltura moderna, Pompili utilizza il termine «salvaguardia». «Del territorio e del paesaggio prima di tutto, ma anche della biodiversità, della società perché l’agricoltura crea lavoro e reddito e infine, ma non per ultimo, per il consumatore che si nutre grazie al nostro lavoro».

Purtroppo, secondo l’esperienza dell’agronomo, il consumatore stesso sottovaluta spesso quest’aspetto nell’immaginario della professione dell’agricoltore, generando uno scompenso sul reale valore dei prodotti venduti. «Un concetto, questo, che dovrebbe essere trasmesso anche dalla rete di vendita dei prodotti alimentari – specifica Mirco Pompili – e sicuramente anche dalle aziende stesse che negli ultimi anni si sono molto avvicinate alla gente che acquista e che forse, oggi più di ieri, è disposta a pagare il giusto per qualcosa che non è fine a se stesso come un prodotto alimentare».

È per questo che dal 1958 quest’azienda marchigiana vende un vino, il Verdicchio, che caratterizza le terre dove viene prodotto e lo fa comunicando attraverso una bottiglia particolare, a forma di anfora, che ha al collo un opuscolo nel quale vengono spiegate la filosofia e la storia che stanno dietro a questo prezioso nettare.

«Per il futuro abbiamo bisogno d’idee – conclude Pompili – quindi, di giovani preparati a mandare avanti le aziende puntando sulla sostenibilità economica di queste». Solo così, secondo l’agricoltore marchigiano, si potranno vincere le sfide dei prossimi anni.

Alessandro Maurilli

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