Agricoltour 2014 - BASF - Simona Cerasani - Fucino - Aquila - 23 luglio
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Simona Cerasani

Simona Cerasani è una collaboratrice di un’azienda del Fucino in cui si lavora esclusivamente il finocchio. E’ lei a guidarci sulla linea di lavorazione, in cui uomini e donne con gesti veloci e precisi tagliano via gli scarti, che poi finiranno per la produzione di energia o di concime.

Questa è un’annata eccezionale, per i finocchi. Dopo l’annata pessima del 2012 c’era un po’ di apprensione, anche dovuta al fatto che l’azienda, dopo un inizio sui fiori e una prosecuzione in cui si lavoravano carote, meloni, pomodori e finocchi, ha effettuato negli ultimi cinque anni la scelta del monoprodotto.

Scelta un po’ rischiosa, forse, ma anche in grado di dare soddisfazioni perché ci si specializza e si diventa un punto di riferimento per il mercato.

Effettivamente c’è molta richiesta. Le diverse tipologie di prodotto finiscono in cassette per i diversi mercati, italiani o stranieri, a seconda dei gusti e delle preferenze dei consumatori, che noi monitoriamo e assecondiamo. Stiamo crescendo, nonostante la crisi e le difficoltà del comparto, quindi abbiamo fiducia nel futuro.

Un ciclo stagionale, quello del finocchio. Eppure qui lavorate tutto l’anno

Da giugno a novembre ci approvvigioniamo qui, nel Fucino. Ma la nostra azienda lavora 365 giorni l’anno, quindi riusciamo a soddisfare le richieste del mercato attraverso il ricorso alle produzioni di altre regioni come la puglia (Foggia e Lesina, in particolare) e Calabria. Selezioniamo con cura i nostri produttori, affinché rispondano ai requisiti che richiediamo, e i risultati sono soddisfacenti.

Come si emerge, su un mercato vasto e molto concorrenziale?

Attraverso la qualità delle produzioni e l’affidabilità. E’ vero, il mercato è vasto, ma non ci si può permettere di sbagliare. Un’altra componente importante è la qualità del lavoro, su cui puntiamo. Qui ci sentiamo tutti come una grande famiglia. E’ fondamentale far star bene i nostri dipendenti; molte fasi della lavorazione sono manuali, il che implica che ci deve essere la giusta dose di serenità per poter lavorare con i tempi e la precisione dovuti.

I giovani vengono a bussare a queste porte per cercare lavoro?

Fino a qualche anno fa questo non avveniva. Oggi si vede più di qualche ragazzo del posto che si avvicina. Vengono anche da fuori, magari dalle regioni limitrofe. Sarà l’effetto della crisi, ma evidentemente vedono nell’agricoltura una speranza concreta per il lavoro, di oggi e di domani.

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