Agricoltour 2014 - Camillo Profeta - Aquila - 17 luglio
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Camillo Profeta

E’ un agricoltore di lungo corso del Fucino, Camillo Profeta, nato letteralmente in campagna: “Strada 21, appezzamento 4. Mia madre stava seminando le patate. A quei tempi si nasceva così”.

Per lui vivere in ambiente agricolo non è stata una scelta ma una condizione naturale, allora.

Ho respirato la campagna fin dai primi vagiti, ero qui da piccolo e continuo a vivere e lavorare qui, animato dalla grande passione per la terra che ci spinge e sorregge le strutture agricole della zona. E’ questo il motore vero di questa professione, che ci motiva e ci fa arrovellare per produrre meglio.

Anni di crisi, questi, in cui si lavora anche per riuscire a trovare nuovi sbocchi per la vendita del prodotto?

Certo. Abbiamo iniziato a percorrere il modello delle filiere corte, un ottimo risultato sia per il consumatore che per il produttore. E’ un disegno oggi ancora ipotetico, ma con la buona volontà e le strategie giuste si può andare avanti su quella linea così importante, che permette di soddisfare sia il consumatore che il produttore. Non si deve risparmiare sull’alimentazione, oggi, ma scegliere il cibo più sano, le aziende e i prodotti che assicurano qualità e danno garanzie.

Certo, lavoriamo anche con multinazionali per i prodotti di quarta gamma, e sappiamo che anche loro sono estremamente attente. Ci spingono a lavorare in maniera ottimale, con trattamenti che garantiscano standard produttivi di alta qualità. Ma tornerei a sottolineare l’importanza – ad oggi forse non troppo compresa – della filiera corta, che abbatte la speculazione e l’aumento progressivo del prezzo tra gli anelli della catena.

Quanto è importante la cultura nel settore agricolo?

Potrebbe apparire un elemento secondario, invece non lo è. Anche i nostri genitori, pur vivendo e lavorando in campagna, si sono adoperati per farci andare a scuola. Oggi le conoscenze incidono in maniera determinante, così come l’utilizzo delle tecnologie, per migliorare le produzioni. Ci vuole la conoscenza delle lingue, poiché siamo in un mercato globale e cerchiamo di aprire varchi importanti sui mercati esteri. Insomma, c’è necessità di giovani altamente scolarizzati per migliorare il settore.

Suo figlio ha scelto di formarsi alle scuole agrarie. Un bel segnale

Avrei voluto che continuasse, ma sapere di poter contare su di lui è importante. Anche i figli dei miei soci stanno seguendo l’attività che facciamo da 30 anni, su un percorso iniziato dai loro nonni 30 anni prima. Significa oltre mezzo secolo di esperienza e presenza sul mercato, sempre impegnati a tenere alto il nome di un’azienda importante.

Crescita significa anche innovazione. Questa componente quanto incide nella sua azienda?

Senza innovazione si resta fermi o si va indietro. Stiamo innovando, ma sempre mantenendo le caratteristiche di una volta. Abbiamo acquistato macchine di precisione per seminare, sensori di umidità e altre specifiche tecniche per la salubrità del prodotto. Garantire la qualità è una cosa sacra. Come produttori, siamo impegnati su un percorso per produrre e far acquistare, come si diceva una volta, “a scatola chiusa”. Ma anche nel settore della trasformazione (lavoriamo 250.000 quintali di prodotto) abbiamo innovato grazie a confezionatrici automatiche, selezionatrici ottiche per standardizzare il prodotto dal punto di vista del calibro, del colore ecc. Oggi abbiamo una concorrenza di tutto il mondo, dobbiamo essere all’altezza di tutti i nostri concorrenti. Un esempio? In Arabia ci fa concorrenza l’Australia, e riesce spesso ad essere più competitiva.

Come si vince, allora?

Con l’appoggio dei produttori, che ci seguono; con la collaborazione e il dialogo, il network, con i giovani, con l’aggregazione. La popolazione è cresciuta, le scorte si stanno esaurendo e il terreno si sta impoverendo: se dobbiamo dar da mangiare al mondo, dobbiamo essere forti e garantire la qualità, perché la salute è fondamentale. Fortunatamente abbiamo tecnici, metodologie di ricerca e altri fattori che ci aiutano costantemente a migliorare la qualità. E’ questa l’unica via da seguire per dare un risultato economico nella produzione non solo in Abruzzo, e costruiamo un’immagine positiva del prodotto italiano in Europa e nel mondo.

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